Cloverfield è divertente. Non come una commedia, chiaramente. Ma come uno di quei film a tenore adolescenziale che ti fanno fare qualche salto sulla sedia, soprattutto se c’è un bel dolby surround. Naturalmente Cloverfield è anche tutta tensione condensata in un minutaggio saggiamente contenuto. Definito come un mix tra Godzilla (per il mostro che attacca Manhattan e che comunque assomiglia molto anche ad Alien) e Blair Witch Project per le riprese che fanno finta di essere quelle amatoriali di uno dei protagonisti, il chiacchierato film fanta-catastrofista oltre ad intrattenere ha alcuni spunti interessanti.Per iniziare un omaggio (sempre dovuto) al maestro Carpenter nell’immagine della Statua della Libertà decapitata, mutuata da Fuga da New York e poi una riflessione allargata sulla paura oggi e su come sia direttamente connessa all’uso dei video, dei cellulari e tecnologia varia. L’idea degli autori (tra cui il produttore di Lost) era quella di restituire in modo realistico un evento impossibile: un mostro gigantesco che attacca Manhattan, liberando così tutte le paure del secolo. All’inizio siamo in piena atmosfera post attacco alle torri gemelle, poi si entra nel vivo dell’azione: i protagonisti muoiono tra le rovine oppure attaccati dal morso velenoso dei mostri (e mica c’è solo quello grosso!). Gli effetti speciali sono fantastici e ci accompagnano in uno scenario da incubo. Il terrore è la civiltà che crolla, la gente che scappa e i militari dappertutto. Il terrore è la guerra, qualunque sia il nemico e poi la fine di tutto ma non con una bomba atomica definitiva come negli anni ‘70, no: la fine è degenerazione e disumanizzazione. Ma soprattutto il terrore è sempre filtrato, filmato, schermato da persone che si fermano curiose a riprendere l’impossibile, perché “bisogna lasciare una testimonianza” o perché, chissà, riprendere fa pensare che l’orrore sia circoscrivibile. Che di questo passo il mostro non è neanche più il protagonista della paura e perde un po’ del suo mordente (ma non la mordacità) spostando il fuoco dell’ansia sull’ossessione alla youtube, a volte fin troppo pretestuosamente.D’altronde il mostro, si scopre nelle note di produzione, non è altro che un cucciolo (!) che ha dormito per secoli nell’acqua e ora è disorientato e molto collerico. Come Godzilla prende a cazzottoni la città. Io lo trovo molto divertente, ancora un po’ mostro alla vecchia maniera. Ma probabilmente non faccio testo vista la mia passione per il maxi-dinosauro giapponese. Si insomma, poi ci sono alcuni dialoghi dei protagonisti insulsi o poco credibili, product placement a manetta (Nokia, Sephora, ecc), il meccanismo della ripresa amatoriale che ogni tanto mostra la corda… ma in generale Cloverfield fa paura quanto basta anche se il limite di questa paura è proprio insito nella sua natura.
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