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  • chiaravedecose 6:44 pm on Friday 1 February 2008 Permalink | Replica
    Tags: cinema, ,   

    La Zona 

    cartel-la-zona3.jpg  Le baraccopoli da una parte e le gabbie dorate dall’altra. Il terzo mondo divide sempre più i suoi territori in zone separate dove vigono leggi separate, spesso spietate. La Zona raccontata nel primo lungometraggio del regista uruguyano naturalizzato messicano Rodrigo Plà è uno di quei quartieri blindatissimi di Città del Messico dove i benestanti si rifugiano per scampare alla violenza e alla povertà che assediano la megalopoli. Durante un temporale tre giovani ladruncoli riescono a scavalcare il muro per andare a rubare nelle case. L’incursione si bagna nel sangue ma la comunità della Zona decide di usare le proprie regole nel tentativo disperato di mantenere la tranquillità. Uno dei tre ladri, però, è ancora vivo e si nasconde nel quartiere: l’orrore, quello vero, deve ancora arrivare. Il film parte in modo quasi scontato con una farfalla che simbolicamente brucia le ali sul filo elettrificato che cinge la Zona. Ma la sua evoluzione senza sbavature è implacabile fino ad un finale che esplode di violenza e cisnismo; il poliziesco/caccia al ladro mostra in controluce dei richiami al fanta-horror: siamo tutti replicanti alieni quando ciecamente cerchiamo di mantenere lo status quo e ci sfugge che il nemico, ad esempio, è un ragazzino impaurito di quindici anni. Non c’è spazio per happy ending o per poliziotti buoni: ognuno ricade nel suo ruolo senza possibilità di salvarsi, ognuno ha il suo destino segnato e i soldi non danno libertà in questo caso. I ricchi della zona si trovano di fronte al dilemma morale della giustizia sommaria e dell’autodifesa ma non rispondono per questo con maggiore democrazia. Ancora una volta il cinema messicano fa centro raccontando una storia che, partendo da una situazione locale, riflette in modo sanguigno sull’attuale società che vive sotto assedio, pronta ad imbracciare le armi per reagire alle minacce esterne… occhio per occhio, dente per dente. In uscita il 4 aprile nelle sale.

     
  • chiaravedecose 12:18 am on Tuesday 26 September 2006 Permalink | Replica
    Tags: cinema, ,   

    Miami Vice 

    Prima cosa, se andate a vedere questo film dimenticatevi tutto: la storia, gli attori la loro recitazione, gli snodi della trama che non si capiscono, quelli poco plausibili e soprattutto il miami vice che conoscevate dalla TV. mettetevi nelle prime file e preparatevi ad un’esperienza sinestetica (immagini e musica) da brivido. Michael Mann: quest’uomo ha una visione. Un’estetica delle cose così forte e immaginifica che parte da miami ed entra direttamente nella tua anima come una delle innumerevoli pallottole del film. Scene notturne di porti, magazzini, metropoli illuminate da luci livide, fredde e, di contrasto, il cielo cristallino delle alte quote con la luce abbagliante e il biancore delle nuvole. i lampi sopra miami, le palme sbattute dal vento. immagini sporche, granulose, sfocate, mai scontate. un brivido rock, sottolineato dalla musica di moby, mogwai e la voce calda di chris cornell. Il film è quasi muto e quando parlano si rimpiange il silenzio. sono le immagini a farla da padrona e, naturalmente, l’azione. del telefilm rimangono le macchine, le case e le barche lussuosissime, qualche giacca con le spalline e si aggiunge l’uso parossistico del cellulare. per ricattare, minacciare, fare riprese compromettenti, salvare vite, distruggerle… i due eroi hanno sempre l’orecchio sul telefono.<br><br> nell’azione, nelle bellissime scene della sparatoria finale e in quelle di sesso, l’estetica di Mann trova una via realistica, viscerale e ancora incredibilmente estetica. Sedetevi davanti e entrate nel mondo oscuro di Michael Mann.visto martedì 26 settembre al multisala Odeon, milano. anteprima studio universal.

     
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