La Zona
Le baraccopoli da una parte e le gabbie dorate dall’altra. Il terzo mondo divide sempre più i suoi territori in zone separate dove vigono leggi separate, spesso spietate. La Zona raccontata nel primo lungometraggio del regista uruguyano naturalizzato messicano Rodrigo Plà è uno di quei quartieri blindatissimi di Città del Messico dove i benestanti si rifugiano per scampare alla violenza e alla povertà che assediano la megalopoli. Durante un temporale tre giovani ladruncoli riescono a scavalcare il muro per andare a rubare nelle case. L’incursione si bagna nel sangue ma la comunità della Zona decide di usare le proprie regole nel tentativo disperato di mantenere la tranquillità. Uno dei tre ladri, però, è ancora vivo e si nasconde nel quartiere: l’orrore, quello vero, deve ancora arrivare. Il film parte in modo quasi scontato con una farfalla che simbolicamente brucia le ali sul filo elettrificato che cinge la Zona. Ma la sua evoluzione senza sbavature è implacabile fino ad un finale che esplode di violenza e cisnismo; il poliziesco/caccia al ladro mostra in controluce dei richiami al fanta-horror: siamo tutti replicanti alieni quando ciecamente cerchiamo di mantenere lo status quo e ci sfugge che il nemico, ad esempio, è un ragazzino impaurito di quindici anni. Non c’è spazio per happy ending o per poliziotti buoni: ognuno ricade nel suo ruolo senza possibilità di salvarsi, ognuno ha il suo destino segnato e i soldi non danno libertà in questo caso. I ricchi della zona si trovano di fronte al dilemma morale della giustizia sommaria e dell’autodifesa ma non rispondono per questo con maggiore democrazia. Ancora una volta il cinema messicano fa centro raccontando una storia che, partendo da una situazione locale, riflette in modo sanguigno sull’attuale società che vive sotto assedio, pronta ad imbracciare le armi per reagire alle minacce esterne… occhio per occhio, dente per dente. In uscita il 4 aprile nelle sale.