In Bruges – La Coscienza dell’Assassino
Cosa aspettarsi da uno sceneggiatore che esordisce alla regia? Una storia non banale e tanti bei dialoghi. L’irlandese Martin McDonagh ci riesce con questa strana pellicola che è In Bruges. Fin dalle prime battute è tutto uno spiazzamento: bizzarra la location, la cittadina medievale che ben presto diventa una delle protagonista della storia. Bizzarri i due killeri irlandesi (il giovane Colin Farrell e l’anziano Brendan Gleeson) fin troppo umani nelle loro insicurezze e nei modi di reagire ad un esilio nelle fiabesche brume belghe. Bizzarre le loro battute così brillanti e “down to earth”. Questi due sono killers con una macchia da scontare, eppure sembrano due turisti stralunati, il più maturo interessato a tutte le bellezze artistiche del posto, il più giovane recalcitrante come un adolescente in gita scolastica.
Il film all’inizio prende dunque i suoi tempi, li dilata su Bruges salvo poi far aleggiare sempre più insistentemente un’atmosfera cupa simboleggiata anche dai quadri di Bosch. Mano a mano vengono introdotti nuovi personaggi, ognuno di loro compiuto anche nel ruolo più piccolo. Ognuno di loro fonte di nuove battute, incontri e scontri. Fantastico Jordan Prentince, l’attore nano che prende la chetamina (un tranquillante per cavalli che viene usato come droga nei rave e non solo), brava la nuova stella francese Clémence Poésy, perfetto Ralph Fiennes in un ruolo a lui congeniale di gelido e inesorabile capo dei killers.
Quando la storia procede e i giochi si fanno duri i duri continuano a rimanere in un equilibrio sempre più spiazzante tra commedia e tragedia, tra umanità e legge d’onore, tra speranza di redenzione e destino scritto. Forse verso la chiusura la sceneggiatura investe su un colpo di scena poco plausibile anche se in qualche modo annunciato più volte nel corso del film. A conti fatti In Bruges funziona fino in fondo anche se è uno di quei film che non vuole ricadere in nessun genere. Per questo ma anche e soprattutto per il doppiaggio immagino che non avrà vita né facile né lunga nelle nostre sale.
Il doppiaggio in italiano è veramente una cosa ignobile e non sto esagerando. basta considerare che in un film come questo dove la maggior parte delle battute sono create su differenze di nazionalità, accenti, lingue, ecc gli americani sono doppiati come Stanlio e Ollio. Per chi ha la possibilità di farlo e per chi se lo vuole godere veramente, godendo anche delle belle voci di Farrell, Gleeson e Fiennes, va assolutamente visto in originale.
A proposito di godimenti: per le lettrici del blog una bella foto del regista Martin McDonagh!


Homera 10:10 pm on Domenica 18 Maggio 2008 Permalink |
ammazzete, Martin.
Gatta Cicoria 1:44 am on Lunedì 19 Maggio 2008 Permalink |
Esimia collega di visione, la tua recinzione è impeccabile, quasi quasi io passerei. Ubi maior minor cessat, appunto me ne vado al cesso a vedere se trovi i doppiatori per picchiarli.
Lingua originale per tutti i film sempre e comunque!