Sonar 2007, Barcellona
Il primo giorno esco dal festival alle 8 di mattina e, mentre centinaia di zombie che come me hanno ballato senza riserve tutta la notte assaltano i bus per tornare in città, c’è un batterista anfetaminico che pesta a velocità sonica il suo strumento e in piena luce fa ballare gli irriducibili sul marciapiede. E’ un’immagine surreale: eppure quei corpi che vogliono continuare a muoversi, che vogliono continuare a creare quello stato di estasi mi comunicano un messaggio essenziale. Il Sonar di Barcellona è tra i festival di musica elettronica più importanti al mondo.Ogni anno per tre giorni la nuova ciclopica feira, posta in una zona industriale a nord della città, diventa il contenitore di un baccanale in cui i cerimonieri sono i dj più prestigiosi, i nuovi talenti e spesso band storiche che hanno lasciato il segno. Quest’anno i Devo, lo scorso gli Chic. Questo il Sonar de noche. Durante il giorno il Sonar de dia elargisce ancora musica da ballare, birra, intrattenimento, video e note più sperimentale a quelli che ancora si reggono in piedi. Ma il Sonar non è solo questo, il festival è mescolato profondamente con la città che lo ospita e a volte le cose più interessanti sono proprio gli eventi extra come le feste sulla spiaggia che prendono il via la domenica pomeriggio dopo la chiusura. I chiringuitos ospitano informalmente i mega-dj che solo la notte prima facevano muovere i piedi a migliaia di persone. Stai steso sulla spiaggia o ti prendi una birretta gelata al tavolino e ascolti Richie Hawtin. Beh, insomma lo avresti ascoltato se la polizia quest’anno non avesse chiuso molte delle feste lasciando l’amarissimo in bocca a tutti quelli che ancora si rappresentavano Barcellona come la mecca del divertimento senza limite. Il limite c’è, a quanto pare. Dunque da un po’ di tempo a questa parte sono una spia rock nella dj culture. Nella musica elettronica c’è un’urgenza che batte forte e che ha preso in parte il testimone dal rock. Mi viene in sostegno “Last Love Parade”, il libro di Marco Mancassola: “Quanto al punk, non è così distante. Anche la techno sarà una scossa assoluta. Anche la techno incarnerà la vertigine del contemporaneo, e una contraddizione ancora più estrema: ritmi che sembrano fatti da macchine per macchine, ballati da corpi umani. La techno è la prima musica non umanista. E anche la techno sarò consapevole: disillusa, eppure fragorosa. In certe sue frange raggiungerà esiti nichilisti e orizzonti di pieno annientamento, più di qualunque canzone punk. Sarà marea senza ritorno. Eppure avrà, nel suo ritmo devastante, qualcosa di struggente. La techno è disumana, la techno è romantica.” Il libro di Mancassola è una golosa storia della musica dance, dagli anni ‘70 ai primi del 2000, tra visioni/episodi personali e sostanziosi spunti e analisi musicali, sociologiche e culturali. Sebbene ora la dance culture abbia già raggiunto un apice e al momento stia cercando nuove strade espressive anche rivolgendosi al passato, lo spirito originale della techno ancora risuona nelle notti del Sonar quando un dj come Dave Clarke riesce a fare di un martello pneumatico “disumano” una partitura di ritmi sempre diversi che attraversano il corpo come un overdose di dati e lo trasportano in un altrove dal mondo finora conosciuto. Avrei voluto scrivere un resoconto del Sonar più fisico, perché è stata un’esperienza fisicamente estrema sotto ogni punto di vista. Avrei voluto comunicarvi la sensazione del ballo con migliaia di persone, di tutte le età perché non si dica che la techno è solo affare di giovanissimi, il sudore e i bassi come tsunami corporali. E invece sono andata sul mentale spinto. Perché c’è tutto questo e molto altro ancora. Perché ancora tendo le orecchie e i muscoli. Quale sarà la prossima “incarnazione della vertigine del contemporaneo”