
Che ci volevi dire Pippo del Bono con “La Paura“? Che il Belpaese è una nazione razzista, fascista e telegenuflessa? Che i Rom vivono in accampamenti che sembrano discariche? Che ci sono uomini che di notte dormono per strada raggomitolati dietro gli angoli? Che esiste una cosa come la Lega? Che i programmi cretini di Mediaset hanno preso il sopravvento sulle nostre vite e che i malati e i pazzi sono dimenticati?
E veramente pensi che tutto questo possa essere raccontato in modo incisivo accostando le immagini de La Corrida con versi antichi? Oppure la desolazione delle baracche con i sorrisi dei bambini zingari? O ancora le vetrine di lusso e gli homeless accovacciati li sotto?
Sarà che chi è sensibile a questi argomenti ha ormai l’occhio allenato a Blob che su accostamenti arditi e inaspettati ha sempre tratto la sua semantica, sarà che il film è noioso e a tratti scontato ma, veramente, ci deve essere un modo più nuovo e incisivo di raccontare la paura di questo “paese di merda” che non sia semplicemente la scelta, seppur interessante, di girare completamente con il telefono cellulare.
simone 5:59 pm on Giovedì 5 Febbraio 2009 Permalink |
Ciao,
sono il regista dell’Allegoria del coatto di Neanderthal, volevo lasciare un piccolo commento.
Le parole di Chiara mi gratificano molto ma è il fatto che per lei sia “praticamente privo di senso” che mi lascia un po’ interdetto.
Cioè vorrei chiarire che l’allegoria sta nel trovare nella microscopia dei coatti, tutta la ricetta della violenza gratuita di interi continenti (USA, Russia, Cina, Inghilterra……..etc.), per un semplice senso di prevaricazione che io trovo assolutamente primitivo. Quando il Commissario/Dio redarguisce le guardie dai nomi evocativi Erimanno e Gaspardi (Alemanno e Gasparri), inizia la loro sconfitta a livello non solo cognitivo ma anche spirituale. L’immagine grottesca che esprime chiaramente il concetto è accompagnata dall’inno americano e tutto si fa CHIARO
un bacio a tutti e grazie.