Posts Mentioning RSS Toggle Comment Threads | Scorciatoie da tastiera

  • chiaravedecose 10:57 am on Friday 31 July 2009 Permalink | Replica
    Tags: A Serious Man, Joel and Etham Coen,   

    Il rabbino è occupato 

    tum tum tum

    Non so voi ma io sto già ridendo. Che forse con A Serious Man, commedia in uscita a ottobre, i Coen riprendono dove Woody Allen ha lasciato da un pezzo?

    Ecco il trailer, costruito come una rap. Divertentissimo.

     
  • chiaravedecose 10:18 pm on Saturday 31 January 2009 Permalink | Replica
    Tags: 30 giorni di buio, gelo, lasciami Entrare, neve, , X file - voglio credere   

    vedo neve 

    lettherightonein

    Lasciami entrare

    30 giorni di buio

    30 giorni di buio

    X files - voglio credere

    X files - voglio credere

    Altro che pupazzi di neve e slittini: il nuovo orrore si annida nel grande freddo, ultima frontiera della paura e dell’alienazione.

     
  • chiaravedecose 12:25 pm on Sunday 25 January 2009 Permalink | Replica
    Tags: coatto, roma, simone tartocchi, torino film festival   

    Occhio al coatto 

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    Ho visto per caso un cortometraggio intitolato L’Allegoria del coatto di Neanderthal del romano Simone Tartocchi. Una vera sorpresa, qualcosa di diverso. Completamente surreale, praticamente privo di senso, eppure esilarante. Girato molto bene, facce giuste, scelte musicali brillanti. Un hellzapoppin’ in salsa all’amatriciana.

    E’ stato presentato al Torino film festival nel 2007, ora lo trovate nelle rassegne in giro per l’Italia. Buttate l’occhio.

     
    • simone 5:59 pm on Giovedì 5 Febbraio 2009 Permalink | Replica

      Ciao,
      sono il regista dell’Allegoria del coatto di Neanderthal, volevo lasciare un piccolo commento.
      Le parole di Chiara mi gratificano molto ma è il fatto che per lei sia “praticamente privo di senso” che mi lascia un po’ interdetto.
      Cioè vorrei chiarire che l’allegoria sta nel trovare nella microscopia dei coatti, tutta la ricetta della violenza gratuita di interi continenti (USA, Russia, Cina, Inghilterra……..etc.), per un semplice senso di prevaricazione che io trovo assolutamente primitivo. Quando il Commissario/Dio redarguisce le guardie dai nomi evocativi Erimanno e Gaspardi (Alemanno e Gasparri), inizia la loro sconfitta a livello non solo cognitivo ma anche spirituale. L’immagine grottesca che esprime chiaramente il concetto è accompagnata dall’inno americano e tutto si fa CHIARO ;)
      un bacio a tutti e grazie.

  • chiaravedecose 1:54 am on Tuesday 20 January 2009 Permalink | Replica
    Tags: ,   

    Chiara vede cose: i migliori 8 film del 2008 

    1. La zona di Rodrigo Pià

    2. Onora il padre e la madre di Sidney Lumet

    3. The millionaire di Danny Boyle

    4. Valzer con Bashir di Ari Folman

    5. 30 giorni di buio di David Slade

    6. Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti

    7. In Bruges di Martin McDonagh

    8. Tutta la vita davanti di Paolo Virzì

     
    • Matco 10:30 am on Martedì 20 Gennaio 2009 Permalink | Replica

      Il primo non l’ho visto, il secondo mi è piaciuto, il terzo è quasi 5 stelle(su cinque), Virzi mi piace molto, le donne che ha sceltocome attrici anche. Gli altri me li sono persi. Non sono più il cinofilo di una volta…

  • chiaravedecose 12:08 am on Thursday 12 June 2008 Permalink | Replica
    Tags: ecocatastrofe, M.Night Shyamalan, Mark Wahlberg,   

    E venne il giorno 

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    Se in passato M. Night Shyamalan non sempre convinceva questa volta niente dubbi o mezze misure: E venne il giorno (The Happening) è decisamente una boiata pazzesca. Come raccontare che la natura ce l’ha con l’uomo distruttore, inquinatore, violento e prevaricatore? Non è facile visto che l’argomento non è dei più nuovi.  Shyamalan sceglie uno stile un po’ vintage, esteticamente sottolineato dai volti dei comprimari, dalle ambientazioni rurali e da alcune scene come quella delle due signore che guardano la tv con la maschera a gas. Uno stile che in altre pellicole ha pagato ma che qui non fa che mettere in evidenza la pochezza della sceneggiatura, la piattezza dello sviluppo della storia, la banalità e il già visto. Se la natura si arrabbia possono succedere cose brutte assai. Il povero Mark Wahlberg fa il suo meglio nel ruolo di un prof di biologia che scappa dalla minaccia verde in compagnia di due ragazzine. Una è taciturna e ha le orecchie a sventola. L’altra è taciturna e sa solo sgranare gli occhioni. La prima è la solita bambina mezza sensitiva mezza no a cui Shymalan ci ha abituati. L’altra è la nuova “stella” Zooey Deschanel che qui dovrebbe interpretare la moglie del prof ma che, per vacuità del ruolo e incapacità recitativa tutta sua, sembra un’amichetta appena più grande della prima. In fuga dal veleno che fa letteralmente suicidare gli uomini lei decide di uscire di casa con un vestitino scollato sulle spalle, un impermeabile bon ton e una maxi bag gialla avvitata sulla spalla. Quando la vedi zompettare per i campi alla ricerca di riparo conciata in questo modo ti rendi conto immediatamente che l’azione non sarà il forte del film. Tra i due sposi non esiste nessuna tensione, sembrano due sconosciuti mal assortiti e mi sono anche convinta che i due attori si siano odiati fin dal primo momento che si sono incontrati sul set (se invece i due facessero coppia fissa su qualche giornale di gossip allora Shyamalan è proprio incapace). Nessuna tensione anche nella storia, nessuno orrore: tutto sa di già visto e moscio e ci si annoia prestissimo. Wahlberg promosso sebbene anche lui costretto a correre con una sacca a mano come se stesse perdendo il treno. Deschanel carinissima ma meglio che torni a fare l’icona indie chic con tanto di maxi bag e intanto impari a muovere anche le altri parti del viso oltre agli occhi. Shyamalan condannato ad abbracciare gli alberi per una settimana.

     
    • Gatta Cicoria 1:26 am on Giovedì 12 Giugno 2008 Permalink | Replica

      Beh leggo e capisco che mi devo maledire per aver perso questo capolavoro di anteprima. Ti voglio così spietata, senza mezze misure.

      Cià.

    • olimpia 2:24 pm on Giovedì 12 Giugno 2008 Permalink | Replica

      bellissima recensione, che classe che hai! vado di corsa a vederlo, grazie per le dritte!un bacio

    • wednesday 12:24 pm on Giovedì 24 Luglio 2008 Permalink | Replica

      wow! Mi fido ciecamente. Non lo vedro mai!
      solo se lo becco per caso in tv cosi ti penso. Brav!

  • chiaravedecose 4:01 pm on Monday 2 June 2008 Permalink | Replica
    Tags: Damien Rice, Dublino, John Carney, The Swell Season   

    Once 

    Piccolo, semplice ed onesto. Questo film è come una pinta di birra in un pub irlandese. Che poi quel pub irlandese è diventato una catena globalizzata e ti ritrovi a bere la stessa birra a Singapore o a vincere un Oscar come migliore canzone (Falling Slowly), non cambia la sostanza. Once è l’Irlanda come ce ne innamoriamo noi italiani pensando che ci assomigli anche un po’: sincera, passionale, attenta alla tradizione. In Once domina la musica ma non è un musical proprio perché il regista John Carney ha scelto una storia e dei protagonisti, lui un musicista di strada e lei una immigrata ceca con un passato di studi nelle sette note, che giustificano la presenza delle canzoni. Once è, bizzarramente, un CD animato ma non un videoclip. Once è soprattutto un piccolo film molto romantico, una carezza lieve, in cui l’apice si raggiunge quando i due si mettono di fronte al pianoforte e cantano insieme. Perché poi la passione trova le sue strade, che non sempre sono quelle canoniche. Niente di più. Tutto si regge sulla naturalezza dei protagonisti, Glen Hansard e Marketa Irglova, che quasi interpretano se stessi per le strade di Dublino. Senz’altro lo fanno musicalmente. Glen è stato il leader dei The Frames, i due li trovate insieme come The Swell Season su myspace all’indirizzo

    http://www.myspace.com/theswellseason.

    La colonna sonora è genuina e senza grilli per la testa, un po’ sullo stile intimista folk di Damien Rice.

     
  • chiaravedecose 9:51 pm on Sunday 18 May 2008 Permalink | Replica
    Tags: Belgio, Brendan Gleeson, Bruges, Colin Farrell, doppiaggio, Martin McDonagh, Ralph Fiennes, versione originale   

    In Bruges – La Coscienza dell’Assassino 

    Cosa aspettarsi da uno sceneggiatore che esordisce alla regia? Una storia non banale e tanti bei dialoghi. L’irlandese Martin McDonagh ci riesce con questa strana pellicola che è In Bruges. Fin dalle prime battute è tutto uno spiazzamento: bizzarra la location, la cittadina medievale che ben presto diventa una delle protagonista della storia. Bizzarri i due killeri irlandesi (il giovane Colin Farrell e l’anziano Brendan Gleeson) fin troppo umani nelle loro insicurezze e nei modi di reagire ad un esilio nelle fiabesche brume belghe. Bizzarre le loro battute così brillanti e “down to earth”. Questi due sono killers con una macchia da scontare, eppure sembrano due turisti stralunati, il più maturo interessato a tutte le bellezze artistiche del posto, il più giovane recalcitrante come un adolescente in gita scolastica.

    Il film all’inizio prende dunque i suoi tempi, li dilata su Bruges salvo poi far aleggiare sempre più insistentemente un’atmosfera cupa simboleggiata anche dai quadri di Bosch. Mano a mano vengono introdotti nuovi personaggi, ognuno di loro compiuto anche nel ruolo più piccolo. Ognuno di loro fonte di nuove battute, incontri e scontri. Fantastico Jordan Prentince, l’attore nano che prende la chetamina (un tranquillante per cavalli che viene usato come droga nei rave e non solo), brava la nuova stella francese Clémence Poésy, perfetto Ralph Fiennes in un ruolo a lui congeniale di gelido e inesorabile capo dei killers.

    Quando la storia procede e i giochi si fanno duri i duri continuano a rimanere in un equilibrio sempre più spiazzante tra commedia e tragedia, tra umanità e legge d’onore, tra speranza di redenzione e destino scritto. Forse verso la chiusura la sceneggiatura investe su un colpo di scena poco plausibile anche se in qualche modo annunciato più volte nel corso del film. A conti fatti In Bruges funziona fino in fondo anche se è uno di quei film che non vuole ricadere in nessun genere. Per questo ma anche e soprattutto per il doppiaggio immagino che non avrà vita né facile né lunga nelle nostre sale.

    Il doppiaggio in italiano è veramente una cosa ignobile e non sto esagerando. basta considerare che in un film come questo dove la maggior parte delle battute sono create su differenze di nazionalità, accenti, lingue, ecc gli americani sono doppiati come Stanlio e Ollio. Per chi ha la possibilità di farlo e per chi se lo vuole godere veramente, godendo anche delle belle voci di Farrell, Gleeson e Fiennes, va assolutamente visto in originale.

    A proposito di godimenti: per le lettrici del blog una bella foto del regista Martin McDonagh!

     
    • Homera 10:10 pm on Domenica 18 Maggio 2008 Permalink | Replica

      ammazzete, Martin.

    • Gatta Cicoria 1:44 am on Lunedì 19 Maggio 2008 Permalink | Replica

      Esimia collega di visione, la tua recinzione è impeccabile, quasi quasi io passerei. Ubi maior minor cessat, appunto me ne vado al cesso a vedere se trovi i doppiatori per picchiarli.

      Lingua originale per tutti i film sempre e comunque!

  • chiaravedecose 1:36 am on Tuesday 6 May 2008 Permalink | Replica
    Tags: danny glover, jack black, maroccato, michel gondry, mos def, sweded, videocassette   

    Be Kind Rewind 

    Il francese Michel Gondry è un regista unico nel suo genere: creativo e sognatore, con un suo senso dell’umorismo e una visione precisa della vita. Ma perché diamine non si prende un bravo sceneggiatore?! Il suo genio incontenibile, che taglia e manipola strati di cartone come se fossero oggetti animati, momentaneamente “imbrigliato” nella scrittura di Kaufman diede alla luce un piccolo grande capolavoro come Se mi lasci ti cancello. Con il seguente L’Arte del sogno Gondry si è voluto cimentare nella scrittura accartocciandosi letteralmente su se stesso e sulle sue fantasmagoriche creazioni rigorosamente lo-fi.

    Nel nuovo Be kind rewind Gondry non ripete l’errore e da maggiore spazio alla storia, per la prima volta ambientata in America, dove vive ora. Si parte da atmosfere che ricordano decisamente Clerks: l’amico (Jack Black) un po’ fuori di testa del commesso (Mos Def) del videoshop “Be Kind Rewind” gli smagnetizza per errore tutte le cassette del negozio (si, le cassette non i dvd). I due saranno costretti ad inventarsi qualcosa di completamente nuovo per rimediare all’errore, gireranno loro stessi i film creando una versione sweded, svedesizzata nel senso che è più cara perché arriva da un paese “esotico”che nella traduzione italiana diventa maroccata per l’assonanza con taroccata. Il successo delle versioni sweded si interseca con una corsa al salvataggio del palazzo fatiscente in cui risiedono i locali del videoshop che vede coinvolto in prima persona il proprietario del negozio (Danny Glover).

    Il film è molto divertente nelle parodie,  puramente gondriane nella realizzazione fantasiosa e volutamente infantile, di film famosi come King Kong, A spasso con Daisy, Ghostbusters, Robocop e naturalmente Rush Hour 2. A botte di entusiasmi, solidarietà e facili fortune, la storia si trasforma in una grande testimonianza d’amore per il cinema che, soprattutto nel finale, assomiglia incredibilmente a Nuovo Cinema Paradiso del nostro Tornatore. Ancora una volta il cinema di Gondry, vive meglio nella fioritura di mille idee (ben suddivise e valorizzate nel sito bekindmovie.com dove potete maroccare i vostri film preferiti) che nella sostanza e nella continuità di una storia. Almeno finché il buon Michel, non per niente famoso per i suoi video musicali e i corti di animazione, non abbandonerà solo un poco la sua passione anarchica e deciderà di affidarsi a qualche magico domatore della struttura filmica.

     
    • bruno 5:14 pm on Martedì 6 Maggio 2008 Permalink | Replica

      quando ho visto l’arte del sogno ho pensato la stessa cosa che scrivi tu, ma perché non si prende un bravo sceneggiatore?
      e devo dire che è una cosa che dovrebbero fare anche tanti altri registi con meno talento di lui!
      a presto!

  • chiaravedecose 9:24 am on Wednesday 19 March 2008 Permalink | Replica
    Tags: jude law, my blueberry nights, norah jones, wong kar wai   

    Un Bacio Romantico 

    my_blueberry_nights_05

    che palle!

     
  • chiaravedecose 9:24 am on Wednesday 19 March 2008 Permalink | Replica
    Tags: , philip seymour hoffman, sidney lumet   

    Onora il Padre e la Madre 

    onorailpadreelamadre.jpgLa tragedia non la batte nessuno. Da sempre. Sidney Lumet, pronto a compiere 84 anni, ci da una sensazionale lezione di cinema con il malamente tradotto Before the Devil Knows You Are Dead. Bambine possedute e zombie antropofaghi fanno meno paura di una discesa agli inferi nel bel mezzo della normalità, dell’irrompere del crimine nella vita di persone uguali a tante altre, della totale mancanza di moralità. Lumet sceglie di raccontare la storia con una serie di flashback che non complicano la storia ma piuttosto ogni volta mettono in luce i lati oscuri dei protagonisti: il sempre più bravo Philip Seymour Hoffman, il perfettamente ignavo Ethan Hawke e l’emozionante e redivivo Albert Finney. Poi Lumet ci prende per mano e, con il suo stile classico ma mai banale o moralizzante, ci accompagna all’inferno: due fratelli pianificano una rapina ai danni dei genitori che, si scoprirà, è una sorta di nemesi per quello che i genitori hanno fatto ai figli. Perché l’idea è proprio quella che dietro figli “senza” (morale, principio di realtà,  compassione, ecc) ci sono padri altrettanto “senza”. Dunque la prima parte del film si occupa di delineare la situazione dei due fratelli: la loro vita come un castello di carte che sta per crollare, l’estremo bisogno di soldi come soluzione unica ad ogni problema e poi l’organizzazione dell’atto criminoso, come ipotesi assurda che diventa sempre più concreta. La rapina ha un esito tutto sbagliato e sanguinoso ma la tragedia è solo appena iniziata. La seconda parte del film affonda il bisturi nel cuore della famiglia mettendo a nudo l’orrore vero. Onora il Padre e la Madre ha la statura della tragedia antica e la lucidità della visione contemporanea, tra droga, tradimenti, menzogne, egoismo e risentimento. Nessuno di noi è al sicuro. E non sono gli zombie di cui avere paura.

     
    • jikk 10:59 am on Mercoledì 19 Marzo 2008 Permalink | Replica

      Bel blog. Ho scritto la recensione di questo film pochi giorni fa sul mio :D se ti va, fa un salto a trovarmi :)

      saluti

      jikk

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