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  • chiaravedecose 9:51 pm on Sunday 18 May 2008 Permalink | Replica
    Tags: Belgio, Brendan Gleeson, Bruges, Colin Farrell, doppiaggio, Martin McDonagh, Ralph Fiennes, versione originale   

    In Bruges – La Coscienza dell’Assassino 

    Cosa aspettarsi da uno sceneggiatore che esordisce alla regia? Una storia non banale e tanti bei dialoghi. L’irlandese Martin McDonagh ci riesce con questa strana pellicola che è In Bruges. Fin dalle prime battute è tutto uno spiazzamento: bizzarra la location, la cittadina medievale che ben presto diventa una delle protagonista della storia. Bizzarri i due killeri irlandesi (il giovane Colin Farrell e l’anziano Brendan Gleeson) fin troppo umani nelle loro insicurezze e nei modi di reagire ad un esilio nelle fiabesche brume belghe. Bizzarre le loro battute così brillanti e “down to earth”. Questi due sono killers con una macchia da scontare, eppure sembrano due turisti stralunati, il più maturo interessato a tutte le bellezze artistiche del posto, il più giovane recalcitrante come un adolescente in gita scolastica.

    Il film all’inizio prende dunque i suoi tempi, li dilata su Bruges salvo poi far aleggiare sempre più insistentemente un’atmosfera cupa simboleggiata anche dai quadri di Bosch. Mano a mano vengono introdotti nuovi personaggi, ognuno di loro compiuto anche nel ruolo più piccolo. Ognuno di loro fonte di nuove battute, incontri e scontri. Fantastico Jordan Prentince, l’attore nano che prende la chetamina (un tranquillante per cavalli che viene usato come droga nei rave e non solo), brava la nuova stella francese Clémence Poésy, perfetto Ralph Fiennes in un ruolo a lui congeniale di gelido e inesorabile capo dei killers.

    Quando la storia procede e i giochi si fanno duri i duri continuano a rimanere in un equilibrio sempre più spiazzante tra commedia e tragedia, tra umanità e legge d’onore, tra speranza di redenzione e destino scritto. Forse verso la chiusura la sceneggiatura investe su un colpo di scena poco plausibile anche se in qualche modo annunciato più volte nel corso del film. A conti fatti In Bruges funziona fino in fondo anche se è uno di quei film che non vuole ricadere in nessun genere. Per questo ma anche e soprattutto per il doppiaggio immagino che non avrà vita né facile né lunga nelle nostre sale.

    Il doppiaggio in italiano è veramente una cosa ignobile e non sto esagerando. basta considerare che in un film come questo dove la maggior parte delle battute sono create su differenze di nazionalità, accenti, lingue, ecc gli americani sono doppiati come Stanlio e Ollio. Per chi ha la possibilità di farlo e per chi se lo vuole godere veramente, godendo anche delle belle voci di Farrell, Gleeson e Fiennes, va assolutamente visto in originale.

    A proposito di godimenti: per le lettrici del blog una bella foto del regista Martin McDonagh!

     
    • Homera 10:10 pm on Domenica 18 Maggio 2008 Permalink | Replica

      ammazzete, Martin.

    • Gatta Cicoria 1:44 am on Lunedì 19 Maggio 2008 Permalink | Replica

      Esimia collega di visione, la tua recinzione è impeccabile, quasi quasi io passerei. Ubi maior minor cessat, appunto me ne vado al cesso a vedere se trovi i doppiatori per picchiarli.

      Lingua originale per tutti i film sempre e comunque!

  • chiaravedecose 1:36 am on Tuesday 6 May 2008 Permalink | Replica
    Tags: danny glover, jack black, maroccato, michel gondry, mos def, sweded, videocassette   

    Be Kind Rewind 

    Il francese Michel Gondry è un regista unico nel suo genere: creativo e sognatore, con un suo senso dell’umorismo e una visione precisa della vita. Ma perché diamine non si prende un bravo sceneggiatore?! Il suo genio incontenibile, che taglia e manipola strati di cartone come se fossero oggetti animati, momentaneamente “imbrigliato” nella scrittura di Kaufman diede alla luce un piccolo grande capolavoro come Se mi lasci ti cancello. Con il seguente L’Arte del sogno Gondry si è voluto cimentare nella scrittura accartocciandosi letteralmente su se stesso e sulle sue fantasmagoriche creazioni rigorosamente lo-fi.

    Nel nuovo Be kind rewind Gondry non ripete l’errore e da maggiore spazio alla storia, per la prima volta ambientata in America, dove vive ora. Si parte da atmosfere che ricordano decisamente Clerks: l’amico (Jack Black) un po’ fuori di testa del commesso (Mos Def) del videoshop “Be Kind Rewind” gli smagnetizza per errore tutte le cassette del negozio (si, le cassette non i dvd). I due saranno costretti ad inventarsi qualcosa di completamente nuovo per rimediare all’errore, gireranno loro stessi i film creando una versione sweded, svedesizzata nel senso che è più cara perché arriva da un paese “esotico”che nella traduzione italiana diventa maroccata per l’assonanza con taroccata. Il successo delle versioni sweded si interseca con una corsa al salvataggio del palazzo fatiscente in cui risiedono i locali del videoshop che vede coinvolto in prima persona il proprietario del negozio (Danny Glover).

    Il film è molto divertente nelle parodie,  puramente gondriane nella realizzazione fantasiosa e volutamente infantile, di film famosi come King Kong, A spasso con Daisy, Ghostbusters, Robocop e naturalmente Rush Hour 2. A botte di entusiasmi, solidarietà e facili fortune, la storia si trasforma in una grande testimonianza d’amore per il cinema che, soprattutto nel finale, assomiglia incredibilmente a Nuovo Cinema Paradiso del nostro Tornatore. Ancora una volta il cinema di Gondry, vive meglio nella fioritura di mille idee (ben suddivise e valorizzate nel sito bekindmovie.com dove potete maroccare i vostri film preferiti) che nella sostanza e nella continuità di una storia. Almeno finché il buon Michel, non per niente famoso per i suoi video musicali e i corti di animazione, non abbandonerà solo un poco la sua passione anarchica e deciderà di affidarsi a qualche magico domatore della struttura filmica.

     
    • bruno 5:14 pm on Martedì 6 Maggio 2008 Permalink | Replica

      quando ho visto l’arte del sogno ho pensato la stessa cosa che scrivi tu, ma perché non si prende un bravo sceneggiatore?
      e devo dire che è una cosa che dovrebbero fare anche tanti altri registi con meno talento di lui!
      a presto!

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