Si chiama staged photography quella che fa Crewdson: ore e ore per creare un set di proporzioni e accuratezze cinematografiche in cui scattare fotografie enigmatiche, simboliche ed oscure. A metà tra le atmosfere di alcuni film di Lynch e i quadri di Edward Hopper, le foto di Crewdson non sembrano neanche più foto tanto l’iperrealismo si fa sempre più iper e meno realista. Il fantastico si insinua nelle situazioni quotidiane, nel kitsch sempre presente della periferia americana attraverso simboli legati alla natura, più o meno morta. Gli arti su cui crescono spine, le auto lasciate in mezzo agli incroci con la portiera aperta come se gli alieni avessero rapito l’autista, l’Ofelia in salotto, le cucine sospese nel tempo, strane buche nel bosco… su tutto lo sguardo e i corpi delle donne, le uniche che sembrano percepire il momento in cui sono immortalate. Alcune sono attrici e testimoniano l’attrazione di Crewdson per il cinema e per la mondanità: nella mostra romana Julianne Moore e Gwyneth Paltrow. Guardando le foto dell’artista americano è impossibile resistere alla tentazione di ricostruire la storia dietro l’immagine, seguendo i mille dettagli che invece che chiarire ingarbugliano ancora di più la lettura. Oppure dare un titolo a scene che, quasi a farlo apposta, ne sono uniformemente prive. Con Crewdson si entra in un mistero un po’ glamour e postmoderno, inquietante e pieno di riferimenti. Come recitano le sue note biografich, Crewdson, classe 1962, ha fatto parte tempo addietro degli The Speedies, un gruppo punk-rock il cui singolo più famoso si chiamava, guarda caso, “Let Me Take Your Foto”. Come se non bastasse nel 2005, la stessa canzone fu scelta dalla Hewlett Packard per la pubblicità di una fotocamera digitale. Alla metà degli anni ‘80 ha studiato fotografia al Purchase College, frequentando in seguito la Yale School of Art, presso la Yale University.è stato poi professore presso diverse università e alla Yale University, dove ha lavorato fino al 1993. La retrospettiva è visitabile presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 2 marzo.
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