La Promessa dell’Assassino

23 12 2007

Ecco il film che vi spurgherà. Dai troppi panettoni, dalle riunioni con i parenti, dalla programmazione Tv e da quella cinematografica, dal traffico e anche dalla tombola. Vi libererà dai falsi sentimenti e dalla verà povertà che abbondano in questo periodo dell’anno. Spurgatevi con le atmosfere asciutte e crude del nuovo film di Cronemberg. Questa volta il regista non implode la sequenza filmica ma lavora all’interno del noir di genere, inspessendolo di incubi vividi e tocchi da maestro. Le luci di una Londra cupa e futuribile sono già magistrali. Gli attori sono come statue di carne, bravissimi. La biondina Naomi Watts, il ligneoViggo Mortensen, il pasoliniano Vincent Cassel. La violenza è dappertutto, spesso insopportabile. Mozzafiato la già citatissima scena in cui Mortensen, nudo, lotta contro due sicari in una sauna. I colori: il biancore delle piastrelle su cui si staglia il nero degli assassini e il rosso scuro del sangue. L’azione: gli uomini si accavallano come in una lotta greco-romana che sembra una scopata violenta. Sarà anche per questo che la scena è già un piccolo cult gay. Il corpo è una delle ossessioni di Cronemberg, questa volta il corpo del protagonista, scolpito, indurito eppure pronto a mutare per farsi segno nuovo attraverso i tatuaggi. Il regista gira attorno al dilemma morale, ciò che succede quando una persona “normale” entra in contatto con le regole alterate della criminalità, questa volta la mafia russa. Fin dall’inizio seguiamo con timore i passi della Watts che si infila irrimediabilemnte in un tunnel pericoloso. Un tunnel che inizia nel ventre opulento e inquietante di un ristorante russo in cui l’orrore comincia e ritorna. In cui si sviluppa lo strano rapporto (criptogay?) tra Cassel-figlio debosciato e Mortensen-tirapiedi spietato. Inutile dire altro sulla storia, non perché sia banale o perché ci sia il rischio di svelare qualche colpo di scena. Semplicemente perché la bellezza è soprattutto altrove: nelle atmosfere minacciose, con un sentore di Hitchcok, nelle luci, nella resa degli attori, nei tagli e nei colori. Nella mano del regista che rende preziosa ogni inquadratura.


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