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chiaravedecose
la cosa più buffa di a scanner darkly è che ti devi recare SOLO il pomeriggio e SOLO in un multisala per vederlo. essendo una pellicola di animazione devono averlo scambiato per un prodotto per famiglie e bambini. che sorte ingiusta. comunque in sala c’erano solo adulti, accorsi sprezzanti dell’orario e del luogo. l’altra cosa buffa del film sono i dialoghi tra i protagonisti drogati, una spirale infinita di inutili dettagli e crescendi surreali che molto ricorda paura e delirio a las vegas. in mezzo, naturalmente, un film che gioca meravigliosamente con la tecnologia e che ha creato un vero culto underground. richard linklater (prima dell’alba, prima del tramonto) ha prima girato il film ispirato ad un racconto di philip k.dick con gli attori veri: keanu reeves, robert downey junior, woody harrelson, vinona ryder. poi l’ha ritoccato con una squadra di illustratori (un lavoro lunghissimo ed elaborato) facendolo diventare un innovativo esperimento tra un film di animazione e film vero e proprio. creando un nuovo modo espressivo forse molto più attinente con il mondo allucinato di dick, o comunque più pronto a svilupparne le potenzialità. il film è un vero piacere per gli occhi anche se la storia si perde qua e là e poteva decisamente essere tagliata per essere meno dispersiva. d’altronde linklater adora le parole (se avete visto i suoi, romantici, film precedenti…) e perdersi nei discorsi gli riesce molto meglio dell’essere stringato.visto domenica 29 ottobre, al warner village. -
chiaravedecose
Il signor Ikea sta male (After the Wedding)
il film after the wedding è ambientato in danimarca ma è ampiamente sponsorizzato da ikea, per questo e altri dettagli mi sono fatta l’idea che, uno dei protagonisti, il grande e grosso signore ricchissimo, sia proprio il magnate dei magazzini dei mobili.quindi il signor ikea vive, come tutti noi acquirenti ci immaginiamo, una vita agiata, in una meravigliosa villa di campagna, con una bella moglie, una figlia che sta per sposarsi e due gemelli biondi (questi credo di averli visti in qualche catalogo ikea). E poi, visto che ikea è il capitalismo dal volto umano, naturalmente investe anche in fondazioni benefiche a favore di orfani indiani e tanto altro ancora.il signor ikea sta male, tra poco morirà e questo è il segreto che scopriremo solo molto in là nella pellicola. per questo sta cercando un sostituto che prenda in mano le redini della sua famiglia e, forse, anche del suo impero. lo trova nell’ex di sua moglie, impegnato in un orfanotrofio in india e padre naturale della figlia appena sposata. <br><br>questo poveretto dovrà decidere tra l’india e l’ikea. mi dispiace svelarvi il finale ma sceglierà l’ikea anche perchè la morale del film è forse quella che ognuno ha il suo destino (anche l’orfano che preferisce rimanere in india). anche i ricchi piangono, ma se lo fanno in danimarca è più fico.visto giovedì 19 ottobre, sala sinopoli dove lo spazio per le gambe è perfetto per un nano di lync. p.s.probabilmente after the wedding non merita il mio sarcasmo per tutta una serie di motivi, non ultimo quello di trattare con profondità ogni singolo personaggio della storia. purtroppo per la regista susanne bier (non desiderare la donna d’altri), sono entrata in sala con le aspettative alte o forse la visione di troppi film inutili e mosci mi ha reso insofferente.
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chiaravedecose
La Sconosciuta
nella mia scaletta della giornata al festival l’ultimo film di tornatore si è sistemato come una fetta di prosciutto saporito in mezzo a un panino di tristezza (con un po’ di salsa di noia). dopo il film iraniano a few days later… e prima del documentario su kurt cobain, la sconosciuta si è inserito con le sue atmosfere da thriller sincopato. Per tre quarti il film si ispira a hitchcock riuscendo perfettamente a riprodurre l’aria di minaccia e di mistero fin dalle primissime inquadrature. lo sguardo dalla finestra, la vertigine dell’altezza, l’antica scala a chiocciola, la fontana metafisica… tutto getta lo spettatore in un’aspettativa di brividi. Gli attori sono bravi e di questo, credo, bisogna renderne merito in parte anche al regista. la protagonista, interpretata da xenia rappoport (un po’ alida valli), è distaccata quanto basta ma nasconde un passato di sessualità violenta (all’epoca hitchcok non poteva raccontare granchè al riguardo ma sono sicura che avrebbe apprezzato il personaggio). bravi anche la gerini e gli altri. michele placido è perfetto nella parte del pappone viscido eppure lo digerisco difficilmente, come se fosse sempre un po’ troppo folkloristico (prosciutto troppo salato?). la musica accompagna con vigore i movimenti della protagonista che nasconde un suo progetto misterioso. Senza nascondere la mia passione per lo stile di hitchcok, che naturalmente influisce sul giudizio, tutta la prima parte del film ha il tocco del maestro e il ritmo giusto. nell’ultimo quarto, quando il mistero comincia a sciogliersi, il film diventa più “tornatore”, incentrandosi sul ruolo della bambina, della maternità e inserendo elementi di critica sociale. naturalmente ci sono alcune scene di violenza ma nulla di troppo insistito e che non sia funzionale alla storia. dico questo perchè ormai sono convinta che i tipi di cinematoreonline (di cui ho riportato la recensione ieri) bevano troppo oppure siano completamente cerebrolesi. non so cosa sia peggio.visto mercoledì 18 ottobre, palaromauno, festa del cinema di roma.
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chiaravedecose
la bellucci e il piede di porco (il consiglio di pietra)
ella serie: “un film di mongoloid… OPS! mongoli”giornata nera ieri alla festa del cinema in lutto per l’incidente alla metro. la bellucci si presenta in sala con un tailleur pantalone nero, circonfusa da un occhio di bue mostra il suo solito sorriso tirato. francesco, l’amico introdotto, dice di sapere da fonte sicura che quei bei capelli di monica sono una parrucca. l’aria si fa velenosa ma è niente in confronto a quello che ci riserverà la pellicola.il consiglio di pietra di guillame nicloux è tratto da un libro di grangè, lo stesso autore de i fiumi di porpora e l’impero dei lupi. stessa atmosfera da thriller esoterico e oscuro. La bellucci è la protagonista con i capelli corti (deve essersi tolta la parrucca) e il viso contrito. Adotta un bambino mongolo e ben presto si trova al centro di una congiura rituale in cui anche le persone più vicine si scoprono coinvolte. lei deve salvare il bambino da un sacrificio. e fin qui ci possiamo stare, magari ci divertiamo pure. peccato che il film sia infarcito all’inverosimile di clichè, di passaggi poco chiari, di animali creati al computer bruttissimi, il tutto immerso in una lentezza inenarrabile. la storia senza senso ha un bell’apice trash quando la bellucci, che già ci ha fatto vedere come urla rimanendo algida, come corre a mo’ di orso grasso (molto più inquietante dell’orso al computer), è finita nel fango, ha preso un colpo in pancia, sanguina qua e la nella steppa mongola, ecc ecc viene rinchiusa in una prigione sotterranea con pareti di ferro arrugginite. toh, c’è un condotto dell’aria! e c’è pure un piede di porco per aprirlo! e allora via, una bella scena, del tutto inedita, della nostra eroina che striscia nel condotto e poi sale una scala. mannaggia: l’uscita è chiusa da un tombino enorme che peserà almeno 100 chili. machissenefrega la nostra scava la ruggine intorno con la forza delle unghie (devo assolutamente sapere da chi va per il manicure) e divelle il tombinone che cade nella tromba delle scale senza neanche prendergli la testa.a un certo punto ho chiesto la grazia di un po’ di sesso nella capanna mongola, tanto per dare una botta di vita. non l’avessi mai fatto: è arrivata una delle scene finali che coinvolge le tette della bellucci, un vecchio nudo e un ermellino sgozzato. fate voi.è abbastanza? potrebbe ma sappiate che il film non manca di farci sapere che in mongolia parlano tutti perfettamente il francese e che cathrine deneuve si è fatta coinvolgere in sta gran boiata. <br><br>l’unica cosa che mi ha divertito del film è che appaiono in ruoli minori due attori che ho visto come protagonisti di film precedenti (sarà per il fatto che riesco a vedere solo film in lingua francese).mentre l’unica e vera cosa triste del film è che quando si sono accese le luci nessuno ha avuto il coraggio di intonare un sacrosanto e potente BUUUUUUUUUUUUU.visto martedì 17 ottobre, sala santa cecilia, auditorium di roma.
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chiaravedecose
Nightmare Detective
della serie: “non ridete della trama perchè poi sono cavoli vostri”dopo il ruolo da deus ex machina in miami vice e quello petulante in princesas, quel gran egocentrico del telefono cellulare si accaparra un altro ruolo da protagonista in uno dei generi a lui più affini: l’horror. come sembrano obsoleti ora quei film con la cabina telefonica (tipo il thriller omonimo di joel schumacher con colin farrel) o addirittura quelli con il telefono di casa; esclusa la voce umana con anna magnani, metafisicamente immarcescibile.ora è il cellulare che incarna le ossessioni della società contemporanea. nightmare detective è il nuovo film di shynia tsukamoto, regista giapponese famoso agli amanti dell’underground per tetsuo (poi seguito da tetsuo II) in cui dal corpo del protagonista per uno strano fenomeno spuntano pezzi di ferro, cavi e viti fino a trasformarsi in una specie di cyber-robot in un’apoteosi b/n di budella e metallo. oh, se non l’avete visto e non siete deboli di stomaco dovete farlo: non vi dico altro.tsukamoto ritorna all’horror come testimonianza delle nuove devianze sociali. in breve questa la storia: strani suicidi nel sonno mettono i poliziotti sulle tracce di un fantomatico assassino che viene contattato dalle sue vittime digitando il numero “zero” sul cellulare. l’assassino raccoglie la richiesta inconscia di uccidersi e assale le vittime nei loro incubi. per risolvere il caso una poliziotta si offre come vittima e cerca l’aiuto di un giovane con tendenze suicide che riesce ad entrare nei sogni delle persone.siti per incontrarsi tra aspiranti suicidi, incubi, coma, sangue, ricordi rimossi, dolore, insostenibilità della vita e dei ruoli sociali. abbastanza inquietanti le scene degli incubi montate con un sonoro che la fa da padrona. il regista racconta tutto questo con uno stile manga, affiancando l’orrore allo spudorato candore di luminose memorie familiari in una storia la cui morale ultima non è poi così nuova: ovvero l’amore ci salva tutti. prendere o lasciare, questo è lo stile giapponese. compreso la recitazione allucinata dei protagonisti (poliziotti esistenziali) e l’estetizzazione delle location. io prendo, l’importante è che qualcuno non pensi di farne un remake occidentale (vedi the ring) . NO BUONO. NO FUNZIONA, capito?visto sabato 14 ottobre, festa del cinema di roma, sala petrassi dell’auditorium
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chiaravedecose
Ramona Cordova
la sleeping star è una giovane etichetta discografica con artisti di valore e idee nuove. come quella di fare lo show-case (lo ribattezzo show-casa) a casa, per l’appunto, di simone, uno dei fondatori. appartamentino di trastere, ricolmo di libri e di dischi, pizza, pasta e vino per tutti: un vero e proprio ritrovo di amici e conoscenti con l’atmosfera giusta. dopo aver mangiato e chiacchierato, ramon (che si fa chiamare ramona cordova in memoria di sua nonna) si siede in fondo al soggiorno, su un cuscino e comincia a suonare la chitarra, imbarazzato e divertito dalla situazione. per lui che adora il mondo delle favole deve essere un po’ scioccante questo contatto così vicino e così reale con una, seppur piccola, platea. sembra ancora più piccolo e nero del solito, sopra di lui sono appesi areoplanini di carta colorati che riportano al suo disco (www.myspace.com/ramonacordova). la sua voce sottilissima si spezza e si ricompone nelle canzoni che sembrano disegnate con una matita colorata. poi si anima in scoppi improvvisi e chiede agli invitati di accompagnarlo con il suono delle chiavi di casa scosse ritmicamente. <br><br>tra una canzone e l’altra c’è tempo di sciogliere l’imbarazzo con qualche parola e delle battute: così ramona ci rivela che ha visto una partita della Roma e si è appassionato (vedi uno degli areoplanini che è giallo e rosso) e che l’indomani prenderà un volo all’alba per raggiungere la sua fidanzata a barcellona (è diventato quasi rosso?!). intimo e divertente, uno show-casa perfetto. Ramona ha appena pubblicato un album “the boy who floated freely” che è anche una storia, una fiaba. proprio come quelle che gli raccontava sua nonna. visto lunedì 2 ottobre a casa di simone, trastevere, roma
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chiaravedecose
Nuovomondo
un bel film, credo. dei bravi attori, credo. charlotte gainsbourg e vincenzo amato hanno degli occhi molto belli, credo. strepitosa la scena in cui i loro sguardi si cercano al rallentatore sulla nave, credo. l’attrice che fa la madre (aurora quattrocchi?) brilla di scura intensità, credo. un po’ troppo insistito nel suo omaggio al neorealismo e al realismo magico, credo. belle anche le scene finali, sia quella dell’addio della madre che quella del bagno nel latte sulle note di nina simone, credo.il film l’ho visto in trance. tutta la notte è stata una trance. credo sia stato il gelato ai gusti cipolla rossa di tropea, crema di peperoni, cacio&pepe, gorgonzola che ho voluto assaggiare a tutti i costi. credo.visto domenica 1 ottobre, warner village.