Little Miss Sunshine
il film annuncia se stesso come proveniente dal festival di sundance (di solito ottima credenziale) e come prova registica di una coppia che ha già all’attivo videoclip per gruppi come smashing pumpkins e red hot chili peppers (non male neanche questa). La storia è quella di una famiglia “disfunzionale” composta da nonno eroinomane, padre fissato per il successo ma sull’orlo del fallimento, sposato ad una mamma dolce e divertente, zio studioso proustiano gay reduce da tentativo di suicidio, fratello in voto di silenzio per riuscire ad entrare nell’areonautica e poi lei, olive, l’aspirante little miss sunshine. La storia si perde un po’ a metà ma si riprende con l’esilarante scena finale. gli attori sono bravissimi. Toni collette (mamma), alan arkin (nonno) e greg kinnear (papà) hanno un curriculum di tutto rispetto. Paul dano (fratello) e abigail breslin (la bimba), promettono bene. Il film ha un’estetica alternativa che si intravede nel look del fratello e della giovane protagonista, nel pulmino wolkswagen e in una serie di piccole attenzioni estetiche naif e vintage. La morale, però, è sempre quella, molto americana, dell’importanza di una famiglia unita (per quanto scalcagnata). I due registi riescono comunque a trattare questo tema in un modo così lieve, surreale e divertente che è accettabile. Inoltre c’è un accento sul seguire le regole del cuore e della famiglia per quanto controlegge (vedi “furto” del cadavere ma anche il balletto finale) che è forse l’insegnamento più alternativo di tutto il film e la miccia per le scene migliori. visto domenica 24 settembre al cinema nuovo olimpia, roma. in versione originale con sottotitoli.